PREMIO STREGA 2018: IMPRESSIONI IN ORDINE SPARSO

Stamattina ho fatto colazione con cornetto, cappuccino e news sullo Strega 2018. Il premio letterario – non il famoso liquore.

Che pure ci sarebbe stato bene.

Ho letto con grande piacere che a vincerlo è stata una donna – Helena Janeczeck – con la storia di un’altra donna , Gerda Taro.

Gerda Taro: ecco la protagonista

Fotoreporter di guerra e attivista del Partito Comunista, la Taro fugge a Parigi quando le sue origine e le ideologie politiche la portano ad essere un bersaglio del neonato nazismo. Qui ha inizio un sodalizio personale e professionale con Endre Friedman, noto al mondo con lo pseudonimo di Robert Capa.

In realtà insieme creeranno ed utilizzeranno il marchio Capa-Taro; che in seguito diverrà uso esclusivo di Friedman-Capa. E sempre insieme seguiranno la guerra civile spagnola, rischiando più volte la vita in prima persona.

Dopo la battaglia di Brunete, mentre viaggia seduta sul predellino esterno di una vettura polacca, Gerda viene travolta da un carro armato amico, rimanendo schiacciata.

Una vicenda di amore e guerra, di grande passione, di politica e storia. Una biografia certamente ben fatta, quella della Janeczeck. Come validissmi erano i lavori presentati dagli altri 4 finalisti.

Il premio quest’anno

Quest’anno il premio si è distinto per la decisa presenza femminile (3 dei 5 finalisti erano scrittrici donna) e per l’altrettanto forte connotazione biografica dei lavori presentati: Gerda Taro, Natalia Ginzburg, Luciano Tas. Storie raccontate in maniera egregia, ma pur sempre storie di vite di persone esistite.

Se è bello che ad emergere sia la connotazione di pugno femminile della letteratura contemporanea, ed è altrettanto bello che il genere della biografia sia stato riscoperto e forse anche (speriamo) rilanciato, viene spontaneo chiedersi dove sia la novità, la rivoluzione, l’avanguardia delle nostre penne – giovani e non.

Le storie da raccontare sono potenzialmente infinite. Ed anche se già accadute o lette, non sono mai identiche l’una all’altra se sono differenti le menti che le hanno create e messe su carta.

Forse viene un po’ meno – con tutta questa biografia – la fantasia di inventare vicende al limite del (im)possibile, storie fantastiche, critiche crudeli e qualcosa che ancora sia capace di stupire.

Raccontare la storia di come è nato il premio Strega sarebbe, ad esempio, una buona trama su cui far lavorare la fantasia.

Come è nato il Premio Strega

Negli anni della Seconda Guerra Mondiale per sfuggire alla paura e alla disperazione, la scrittrice Maria Bellonci (ancora una volta, una donna) crea una sorta di salotto culturale – Gli Amici della Domenica. Qui raccogliere intellettuali e artisti che anziché raccontare storie – come nel Decameron di Boccaccio – progettino premi per i talenti di varie discipline artistiche e culturali.

Uno di questi premi incontra il favore ed il denaro di Guido Alberti e della sua famiglia, imprenditori del beneventano proprietari del celebre liquore Strega, che decidono di finanziare il progetto. Da allora il premio diverrà uno dei riconoscimenti più importanti in Italia: per il vincitore o la vincitrice una vera consacrazione nell’Olimpo degli scrittori.

Photo by Luo ping on Unsplash

3 pensieri su “PREMIO STREGA 2018: IMPRESSIONI IN ORDINE SPARSO

    • pickabookstuff483848617 ha detto:

      Me ne verrebbe in mente più di uno, ma di certo quello più esaustivamente femminile è Jane Austen.
      Per la scelta dei personaggi, per l’intreccio, lo stile.
      Lei – come quasi ogni donna della sua epoca – ha vissuto una esistenza relegata nelle quattro mura di casa, ma ha saputo e voluto riscattarsi
      attraverso una scrittura che è sopravvissuta al tempo e alle dilatazioni spaziali.
      Una donna che ha scritto delle donne e delle loro innumerevoli sovrastrutture. Letta per lo più da donne.
      Ecco, se esiste uno specifico, a mio avviso è la Austen.

      Attendo di scovarne altri, perchè la scrittura è una esplorazione continua ed incessante, come un viaggio alla scoperta dell’ignoto!Per fortuna non servono biglietti nè passaporto.

      A questo punto la domanda è d’obbligo: per te esiste uno specifico femminile? E ancora meglio: uno maschile?

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      • Rocco ha detto:

        Per rispondere a mia volta, debbo chiarire: domandavo di uno specifico, più che di un esempio. Chessò, l’uso dei verbi intransitivi, una certa inclinazione verso le aggettivazioni, un interesse per il microcosmo o un’attenzione particolare alle passamanerie nell’ambientazione di una storia. Può essere che lo specifico femminile si riveli, tuttavia, nel suo diuturno considerarsi al femminile. In questo, magari così mi hai risposto e io non ci ho fatto caso.
        Cosa penso io, al riguardo?
        Ricordo che al primo libro di Fred Vargas che lessi, “Chi è morto alzi la mano”, a un certo punto, più o meno poco dopo della metà del volume, in una pagina di destra, perciò col numero dispari, nella prima metà, forse addirittura tra la terza e la settima riga, scrisse una cosa molto, molto, molto incisiva. Ricordo che me ne dolsi parecchio, perché ebbi l’impressione che se quella stessa cosa fosse stata scritta da un uomo, non necessariamente da me, sarebbe risultata una frase perfetta. Mi riprometto di trovare quell’esempio, me lo riprometto da anni, ormai, in realtà. Lo specifico maschile è il ritmo. Il ritmo è sottovalutato o assente in troppe scritture, femminili specialmente.
        Specifico: quel volume, evidentemente, era tradotto in lingua italiana. Dunque la mia osservazione, a rigore, potrebbe non cogliere nel segno. Dovrei forse tentare di immaginare, armamentando con improvvisati espedienti, come quella medesima cosa, quando la ritrovassi, l’avrebbe scritta magari la Agnello?
        Della Agnello ho sentito dire che cucina bene.

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