TRE BUONI MOTIVI PER LEGGERE BARICCO

Baricco l’ ho scoperto relativamente tardi e non senza resistenze.

Era uno di quei nomi che in libreria ti capitava sempre tra le mani, con l’ultimo romanzo o uno dei classici: Castelli di rabbia, Novecento, Oceano Mare.

Poi in un giorno di tipica pioggia londinese ho acquistato nel reparto dei libri in lingue straniere Mr Gwyn. E l’ho letto. Mi è sembrato strano e piacevole, proprio in quest’ordine.

A seguire, senza l’ombra di un qualsiasi criterio cronologico o semplicemente logico, ho letto: Smith e Wesson, poi Novecento, Emmaus, Tre volte all’alba, La sposa giovane, Una certa idea di mondo, Next, I barbari.

Sì. Alcuni tra i suoi titoli più importanti mancano. Li conservo per momenti in cui ho disperatamente bisogno della sua scrittura e del suo lessico così attento, discreto. A volte poetico.

Ecco, io ritengo che leggere Baricco sia sempre una buona idea. Tuttavia il momento non può essere casuale.

Quindi appurato quello che per noi è il giusto periodo, scegliamo qualcosa tra i suoi titoli e incominciamo. Per almeno tre buoni motivi.

Innanzitutto perché è un autore italiano dei nostri giorni. Uno di quelli che ancora scrive e che ancora possiamo incontrare a presentazioni e reading, se siamo fortunati. Uno di quelli con la mente sensibile e la penna gentile, anche quando racconta storie che di gentile hanno ben poco (vedi alcuni passaggi di Emmaus).

Il secondo valido motivo per leggere Baricco riguarda il perché dello scrivere, che l’autore identifica con la capacità di scegliere tra quanto di più caro c’è nel nostro animo e raro nell’universo, lavorandolo con le mani e con il cervello, per esprimere il genio umano e il gusto di un maestro che in quel momento siamo noi. Diverse, ma quasi speculari sono le ragioni del leggere: leggiamo per trovare noi stessi, per imparare ciò che non sappiamo, per indagare sentimenti simili a quelli che noi proviamo. In buona sostanza ci cerchiamo nella rarità di quanto scritto, per concedere a noi stessi e ai nostri sentimenti un valore che diversamente non (ci) attribuiremmo.
Cervellotico, ma possibilissimo. Anzi probabile, molto.

Il terzo motivo per leggere Baricco è lo stupore che ogni romanzo – simile e diversissimo dal suo precedente – è in grado di regalarci. Ogni storia, anche quella dell’autobiografico Emmaus, non manca di finali non scontati e colpi di scena dell’ultimo minuto.

E pensare che proprio Baricco, in un evento tenutosi qualche anno fa al Teatro dell’Archivolto ( l’evento era Lunedì Feg e l’anno il 2013, per essere esatti) ha confessato di sbagliare tutti i finali.

Già.

“Ho sbagliato il finale di tutti i miei libri, li ho fatti concludere tutti troppo tardi. Quando ero giovane mi mancava la misura, forse adesso sto imparando. Ma finire le cose bene è una roba pazzesca (…) scrivere il finale di un romanzo è come fermare una nave che ha attraversato l’Atlantico, scrivere il finale di un racconto è come prendere in braccio un bambino”.

E se tanta umiltà e insicurezze del genere affliggono un autore del suo calibro, allora concediamoci tutti qualche insicurezza e il beneficio del dubbio.

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