ARTE CONTEMPORANEA: IL CESSO D’ORO E ALTRE PROVOCAZIONI

L’arte contemporanea, l’arte fatta con oggetti di uso quotidiano. Tra gli altri, il cesso.
Ad esempio quello d’oro massiccio 18 carati di Maurizio Cattelan, esposto al Guggenheim di New York, per il quale la gente si mette in fila e attende ore ed ore.
Per ammirarlo, certo.
Ma anche perché il vaso che all’inizio era pura opera d’arte è poi diventato installazione permanente utilizzabile – previa chilometrica coda, ovviamente.

Quindi se vi trovate a NY nei pressi del Guggenheim ed avete bisogno del bagno, potete aspettare di utilizzare quella del maestro Cattelan senza intrufolarvi in uno dei popolarissimi e non troppo puliti Starbucks.

In questo suo libro, doverosamente intitolato L’arte nel cesso, Francesco Bonami, curatore d’arte e scrittore – prende le mosse dalla famosa opera di Cattelan per confutare quello che era il suo punto di vista in Lo potevo fare anch’io, del 2007.
All’epoca Bonami diceva che sì, molte delle opere d’arte viste in giro avremmo potuto farle anche noi – solo dal punto di vista della mera esecuzione, s’intende. Ma qualcuno le aveva fatte prima e questo non per una questione di pura casualità.

Un esempio per tutti. “La pittura è stata perlopiù confusa con la competenza tecnica e con il gusto per il bello mentre invece è solo ed esclusivamente un fatto di idee ed emozioni.”

In buona sostanza tutti avremmo potuto o potremmo eseguire dei bei quadri, delle sculture ben fatte o realizzare installazioni di senso compiuto, ma non tutti lo facciamo poiché manca – ai più – il sentimento, l’emozione, la spinta.
Ecco: l’artista possiede la creatività che gli ha permesso di pensare e fare qualcosa prima di noi. Prima di tutti.

Con il passare degli anni e l’esasperazione della ricerca artistica, Bonami ha radicalmente cambiato punto di vista.
Sì, potevamo farlo anche noi: l’orinale capovolto, la Merda d’artista, le sedie (una e tre), progetti ed idee su come cambiare i confini delle nazioni e deviare il corso del Danubio.
E non solo. Il fatto che qualcuno lo abbia fatto prima di noi non vuol dire che sia necessariamente arte, ed in quanto tale non ripetibile.
Prende atto di come cambiano i tempi ed il mondo circostante: realismo o semplicemente la consapevolezza che l’arte cambia e si adatta alla politica, alla “globalizzazione”, ad una nuova e sempre diversa percezione di spazi e distanze.
Però questo non vuol dire vedere dell’ arte contemporanea in tutto ciò che di provocatorio, sovversivo, diverso viene sottoposto alla nostra attenzione.

In alcuni casi si tratta di una manifestazione del proprio personale punto di vista e questo, ahimè, non vuol dire fare arte.

Avere una opinione ed esprimerla non fa di noi degli opinionisti.

Raccontare qualcosa e farlo bene non fa di noi degli scrittori.

Manifestare una certa idea di mondo non fa di noi degli artisti.

O almeno così mi pare d’aver capito.

Io, comunque, la penso proprio come il Bonami dell’età adulta.
Michelangelo, Caravaggio, Degas, Hayez hanno rappresentato il loro tempo – nel bene e nel male – con disegni e colori che presupponevano uno studio tecnico indiscutibile e una capacità che non apparteneva (e non appartiene!) a tutti, a prescindere che questo qualcuno – o tutti – possano averlo pensato. Prima o dopo di loro.

L’arte è il connubio perfetto di emozione, visione e abilità di realizzazione.
L’arte è quella cosa che no, non la potevo fare anch’io. Anche se arte contemporanea.

Listening: Les Champs-Elysées – Joe Dassin

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