LA VITA DI MARTA MARZOTTO: NON SOLO SMERALDI

Smeraldi solo a colazione, perché a cena – con poca luce – i gioielli sembrano tutti uguali.

Si riassume nel titolo l’essenza e la bellezza della vita di Marta Marzotto, nata Vacondio, da origini popolarissime e anzi quasi povere, diventata prima modella e poi coniugata Marzotto e quindi contessa.
Una vita di avventure, emozioni ed anche tanta sofferenza.
Se non la ricordassimo nella realtà esattamente come il personaggio libero e selvaggio descritto nel libro, potrebbe sorgere il dubbio che si tratta di una storia di fantasia: inventata, romanzata, frutto della fervida immaginazione di una mente romantica.
Invece no.
Marta Marzotto è stata orgogliosamente mondina prima di spiccare il volo grazie al fascino e alla personalità abbagliante. E per questa ragione non è mai stata legata alle cose e al valore di ciò che ha posseduto: generosa e aperta, ha regalato a quanti hanno desiderato le sue preziose spille o i suoi bellissimi foulards perché rendere felici qualcuno è il dono più prezioso che si possa ricevere.

Smeraldi a colazione è un memoire scritto a quattro mani con Laura Laurenzi; con lei la regina dei salotti d’Italia racconta e si racconta: la storia d’Italia, la Prima Repubblica, i protagonisti dell’epoca che molto spesso hanno incrociato la sua strada.
Un susseguirsi di feste, luoghi, personaggi.
Da Onassis al Principe di Monaco, da Francisco Franco a Hemingway: tutti sono stati colpiti da questa donna imprecisabile e inafferabile che dichiara di non essere mai stata felice.
Precisamente dice “emozionata, gratificata sì, ma felice no. Non ne ho avuto il tempo”.

Il punto forte è sicuramente il racconto degli anni con Renato Guttuso, di cui fu musa e amante. Nonostante fosse sposata con il conte Umberto. Nonostante la relazione che poi intraprese con Lucio Magri, parlamentare e intellettuale comunista, più volte rappresentato come un orango dal rivale pittore.
L’ombroso ed ermetico siciliano fu folle di gelosia e nel contempo estremamente produttivo: da grandi sofferenze naquero grandi capolavori.
Scrisse alla Marzotto migliaia di lettere: come un grafomane impazzito non perdeva occasione per lasciare traccia scritta della sua irrefrenabile passione.

Poi nel 1985 la relazione finì e nell’ 1987 Guttuso morì.

Di quegli anni rimane solo un pasticcio montato e pilotato ai danni di quella che fu per anni la “sua donna” ripudiata e disconosciuta sul letto di morte in seguito ad una presunta e (troppo) improvvisa conversione dello stesso Guttuso.
Gli amici del Partito Comunista le voltarono le spalle e lo stesso Umberto, che per anni aveva saputo e accettato la loro vita libera, divorziò dopo 30 anni e 5 figli.

Marta Marzotto rimase sola, ma non perse popolarità né consensi. Furono quelli gli anni dell’apprezzamento di pubblico più grande, dei suoi salotti, della sua fama televisiva.
Si aggiunse al dolore per la “doppia perdita” anche una ulteriore vicenda riguardante l’eredita del pittore: Guttuso, ormai malato e prostrato dall’improvvisa morte della moglie Mimise Dotti, aveva adottato Fabio Carapezza nell’ottobre 1986 e lo aveva designato suo erede legittimo appena prima di morire, in contemporanea con l’improvvisa conversione.
Quella di Carapezza fu un’adozione lampo dichiarata senz’ombre dai giudici che hanno sempre rigettato, nel corso degli anni, le denunce dei nipoti.

Nel febbraio 2006, l’ex contessa fu accusata dalla magistratura di Varese di aver realizzato in concorso con altri e senza l’autorizzazione dell’erede legittimo dell’artista – Carapezza appunto – circa 700 riproduzioni di opere del pittore siciliano.
La Cassazione ha confermato le pronunce del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano a favore di Caparezza unico titolare dell’eredità Guttuso.

Un dolore nel dolore per la donna che ha saputo fare della sua vita un avvincente romanzo, che fortunatamente ha deciso di “scrivere”.

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