Momenti di trascurabile di felicità: libro o film?

Momenti di trascurabile felicità: libro o film?

Le opinioni, in quanto tali, sono soggettive.

Per fortuna, aggiungerei.

Di Francesco Piccolo ho letto tutto, o quasi. Quello che mi manca da leggere lo tengo buono per momenti in cui avrò voglia di leggere Francesco Piccolo e lui ancora non avrà terminato il libro nuovo a cui spero stia già lavorando.

Il libro, questo libro,  non è una storia. È un susseguirsi di micro capitoli in cui l’autore racconta i suoi trascurabili momenti di felicità: ovvero quelle piccole gioie che proprio perché quotidiane, semplici, a portata di mano, dimentichiamo di classificare come tali.

Il primo sorso di birra, l’acqua quando hai sete, il letto quando hai sonno.

La scrittura è piacevole, scorrevole, ti strappa un sorriso. Non a caso Piccolo è un grande sceneggiatore e scrive molte delle fiction campionesse d’ascolti in tv.

Il film, con Pif e Thony – cantante attrice palermitana –  non mi è piaciuto altrettanto.

Forse per lo spoiler che qualche giorno prima ha fatto lo stesso Pif (- all’inizio del film il protagonista muore!) o magari perché in pellicola hanno cercato di rendere unica ed organica una trama che organica non è.

Bella l’idea, forse.  Mal riuscito il tentativo, a mio avviso, di infilare vari capitoli in un’unica storia.

Quegli stessi aneddoti che – chi legge Piccolo lo sa – non si sa se appartengano all’autore ad uno suo alter ego o ad un suo amico.

Nel tentativo di leggere il tutto in maniera organica, io ho perso la visione d’insieme.

Ho capito ciò che ho letto, ma mi è sfuggita la trama e pure la morale , ammesso che ce ne sia una.  Ancora mi interrogo a tal proposito.

Tra l’altro il film si ispira anche a Momenti di trascurabile infelicità, sempre di Francesco Piccolo, che esamina i complementari e contrari dei trascurabili momenti di cui sopra.

Si fa un mix del tutto che però non basta a costruire una storia.

Non so come spiegare.

Spoilero, tanto ormai non è quasi più nelle sale.

Lui per un trascurabile momento di felicità, viene preso sotto da un camion in un incrocio. Muore ma, guarda un po’, per un errore di calcolo ha la possibilità di trascorrere ancora un’ora e 32 minuti sulla terra.

In quest’oretta e mezza ripercorre le gioie, i dolori, gli errori, i tradimenti – fatti e ricevuti – e comprende che se potesse, rifarebbe tutto lo stesso, ma farebbe meglio per il futuro. Come a dire che l’uomo muore quando smette di sbagliare, ma vive nel tentativo di migliorarsi. E infatti, alla fine dell’ora e 32 minuti assegnategli, non muore più.

Tutta la vicenda dell’investimento, chiamata dei carabinieri, riconoscimento…boh.

Semplicemente ripassa in quello stesso incrocio e viene mancato per un pelo dal camion.

Scusate, ma non ho capito. Sono una pragmatica.

Photo by Yasuo Takeuchi on Unsplash

Listening: Faraway LookYola

 

 

 

 

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